associazione culturale ordinesparsoAvevamo già esperienza (chi di voi si ricorda le varie edizioni dell'Iseo Metal? E il Bolivia Party?), ma abbiamo deciso di far sul serio nel 2003, quando durante l'estate è nata l'idea di organizzare un concerto nella zona lido di Sassabanek.

Così nacque il primo Ordinesparso Live 03, e il buonissimo risultato portò a una presa di coscienza: e se facessimo sul serio? Da lì a fondare un'associazione culturale che tutelasse le forme di espressione artistica dei più giovani, il passo è breve. La firma allo statuto è del febbraio 2004, con grandi ambizioni e sogni.

Un ulteriore influsso di energia lo diede OsLive 04, sempre a Sassabanek, discreto successo e notorietà tra i giovani della zona sebino- franciacortina. Si pensava in grande, dobbiamo ammetterlo: volevamo diventare una sorta di agenzia per i gruppi e gli artisti locali. Prendemmo contatti con locali della zona (il Caesar di Ome divenne la nostra seconda casa. Il Globulo a Castegnato ospitava il lato più cittadino e glamour), cercammo di spingere il più possibile coloro che si affidarono al nostro entusiasmo. Ma non è sempre facile, va ammesso. Chi prima aveva molto tempo da dedicare all'associazione, incominciò a cambiare lavoro, a finire di studiare, ad avere un'altra prospettiva di vita. Sicché le cose presero a declinare velocemente.

Ultimo colpo di coda, OsLive 05, partito con grosse ambizioni e falcidiato da un vero e proprio nubifragio. Encomiabile, quel giorno, fu l'impegno di tutti per trasferire il carrozzone in palestra a Iseo, e il successo di pubblico fu ancora discreto. L'inverno portò ulteriori cambiamenti: i primi abbandoni all'interno dell'associazione, alcune divergenze, malumori da parte di qualcuno.

I due ultimi anni hanno visto un cambio di line-up del consiglio direttivo sebbene lo zoccolo duro è rimasto, due edizioni di OsLive (06 e 07) non troppo azzeccate, fino a che l'idea di abbandonare la location di Sassabanek, splendida paesaggisticamente ma poco funzionale alle nostre esigenze, ha portato alla decisione finale: noi non molliamo, il nostro evento annuale lo organizziamo lo stesso, solo in un altro posto.

E cosi vi aspettiamo tutti a Cazzago San Martino, a luglio, per grandi libagioni, musica e djset in notturna ben oltre la mezzanotte.

Ordinesparso non è sparita. Come i serpenti ha cambiato pelle, e con la bella stagione si affaccerà al sole della Franciacorta.
nza, lunedì 7 aprile 2008 | commenti (1) | scrivi un commento »
Spazi Di Incontro La ManicaAlzi la mano chi ha mai sentito parlare di Spazi Di Incontro La Manica a Iseo. Pochi? Già , avete ragione.

E' una sorta di casa delle associazioni iseane, un centro di aggregazione sociale proprio nel cuore del paese. Che c'azzecca Ordinesparso con La Manica?, direte voi. Fa parte a tutti gli effetti dell'associazione culturale La Manica, il neonato sodalizio che garantisce la gestione di quest'edificio assieme ad altri enti della nostra zona, come la Cooperativa Diogene, l'associazione Nessuno è perfetto e il Cipiesse.

Due anni fa, infatti, grazie all'impegno di Flavia Gatti, assessore del comune di Iseo, s'è incominciato a parlare della necessitè di avere una realtà del genere nel capoluogo sebino. Ordinesparso è stato subito invitato, come una sorta di portavoce dei giovani locali, al tavolo dove si incominciò a discutere di tal progetto. Un onore, per noi, tant'è che non abbiamo mai voluto uscire da quest'organo direttivo, sebbene giovani molti di noi non lo sono più.

Le cose si sono lentamente evolute, anche se devono ancora iniziare le varie attività che infiammano la fantasia di chi siede al consiglio.

Per farla breve, chiunque può disporre dei locali (l'edificio è sufficientemente grande: tre stanzone, una di queste fornita di videoproiettore), o richiederne l'usufrutto. A breve dovrebbe essere attivata la connessione internet, e ciò apre prospettive interessanti.

Tenete d'occhio il nostro sito, pubblicheremo tutte le novità de La Manica!
nza, lunedì 7 aprile 2008 | scrivi un commento »
La storia della rava e della fava? la sapete veramente tutti? E come no! È per questo che ho deciso di raccontarne una diversa: a me piace chiamarla "la storia di chi siamo", voi potete tranquillamente chiamarla rottura di scatole, mollare e darvi a cose più interessanti, oppure portare pazienza e leggere queste non poche righe scritte in un attimo d'ispirazione inutile o quasi.
Si narrava in tempi antichi che l'uomo non sarebbe altro che la propria anima: 'zzo vuol dire direte! Niente di speciale tranquilli: significa solamente che la nostra vera identità non é dettata solamente dal nostro corpo, ma da un qualche cos'altro, di non precisamente delineato, che non trova spiegazione con le regole di questo mondo. Che ci crediate o no non importa molto, sono convinto che è capitato ad ognuno di noi di percepire a volte di far parte di un ordine che non concerne al 100% con la realtà prettamente terrestre, mi riferisco ad ogni volta che vi emozionate o che provate un qualsiasi sentimento. Esatto, proprio quel momento. Ciò che sentite vibrare dentro di voi molto probabilmente si può considerare anima. Ebbene sappiate che, in culture ormai scomparse, ma non per questo inferiori alla nostra, a quel piccolo frammento di divino a cui mi riferivo poc'anzi si attribuiva l'appellativo di daemon. Demone. Proprio così; quello che noi chiamiamo ora anima, per gli antichi era un demone, un essere intermedio tra terrestre e divino. Un demone che in una sua vita autonoma commise qualcosa di molto spregevole, e per castigo venne condannato a passare parte della sua esistenza in simbiosi con un corpo mortale. Bella sfiga! Un semidio che beccato a "fornicare" ,o altro, viene spedito sulla terra e costretto a stare legato ad un animale bipede di cui deve assumersi le responsabilità morali! Pensate un po': mi arrabatto per tutta la vita a fare del mio meglio e alla fine dei miei giorni un giudice, di cui non sapevo nemmeno l'esistenza, mi condanna a passare il resto della mia esistenza come governate del corpo di un cane. Porca miseria! deve avere pensato il daemon che mi hanno affidato!
Fin qui la storiella della rava e della fava in base alla quale posso essere mandato a quel paese, ma dove sta la vera nota degna di rilievo? Ebbene sappiate che il nostro daemon non può sussistere al nostro interno, ma per una sorta si sfiga o di culo (scegliete voi) è costretto a camminare un passo dietro al corpo di cui è custode.
Grande Zeus! Ma questo che significa? Perché tutto sto giro di favolette? Per che cazzo mi sono messo a leggere sta cosa se sapevo che durava così!
Portate pazienza butei.. ops.. gnari! Fate due calcoli o se preferite un semplice sillogismo: se noi siamo la nostra anima (psiché) e la nostra anima corrisponde al demone (daemon) a cui siamo stati affidati, noi non siamo padroni di definire la nostra vera identità! Ma come?? Pensate un attimo: il nostro daemon ci cammina alle spalle. Come facciamo a vederlo?? È risaputo che i demoni non appaiono negli specchi!
Si, ci siete arrivati credo: se noi non possiamo vederci, la nostra immagine è definita soltanto dallo sguardo di chi, guardandoci in faccia, può vedere il daemon alle nostre spalle. Io sono colui che appare a chi mi guarda.
Io posso avere mille idee a riguardo di me stesso, ma finché resto nel privato posso solo avere l'illusione di conoscermi.
N.B.: Privato sta per "sottratto", o meglio "deprivato", la dimensione di noi con noi stessi è privata nel senso che è privata della dimensione pubblica, non ha un valore aggiunto, ma un valore sottratto. La sensazione di essere noi stessi soltanto nella nostra privacy è illusoria.
La nostra autentica identità non è definita da noi, ma dagli altri che ci vedono lavorare, ci vedono operare, ci vedono agire. Il privato è rassicurante in base al fatto che non ci espone alla "luce" del giudizio collettivo e a quella dello spazio politico (politico non nel senso del partitico o del molteplice, ma del plurale, pubblico) ma proprio perché deprivato non è edificante di una vera identità.
Ed eccoci al punto finale: noi siamo ciò che appare agli altri simili a noi. La nostra vera natura sta nel plurale e non nell'unicità (non un genere, non una razza, non una nazionalità!) e se non capiamo che il ruolo da rivendicare per ognuno di noi sta nel politico (polis, pluralità) o se preferite in mezzo agli altri, avremo solo l'illusione di conoscere noi stessi.
Chi siamo non lo decidiamo noi, ma in base a cosa vogliamo essere, le persone che frequentiamo decreteranno chi siamo veramente in questo mondo.
Attenzione, questo non è un consiglio per adeguare il vostro essere in relazione ad aspettative altrui, ciò sarebbe conformismo. Il suggerimento che sto per darvi, e che ovviamente prendo in prestito da chi l'ha concepito, è di percepirvi come conseguenza delle percezioni altrui. Siate ciò che vogliate essere, ma tenente a mente che saranno gli altri a darvi un'identità, a parlare di voi, a raccontare la vostra storia anche quando non ci sarete più. Sono coloro che ci conosco i soli a poterci descrivere.
E noi abbiamo la responsabilità di stabilire le identità altrui! Mica roba da poco ragazzi!
E le controindicazioni di questa dinamica dove stanno? Molto semplice: se un individuo smette di apparire, per la collettività smette di essere. Se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente o lo vede cadere, chi può dire che quell'albero sia realmente caduto?
La nostra natura è fatta di pluralità, ognuno di noi è diverso da un altro. Ciò che ci rende uguali è il fatto di essere tutti quanti diversi ma alla stessa maniera. Ora: quale occasione di essere noi stessi se non quella di apparire agli altri in uno spazio condiviso (sinonimo di politico) da altri?
E cosa pensate che sia un'associazione di persone se non l'occasione di creare lo spazio in cui il vostro daemon si renda visibile agli altri, di modo che gli altri possano dire "chi" realmente voi siate?
Perciò: non partecipate alle iniziative di OS per dare una mano in vista di un fine, ciò non vi porterà mai a niente di troppo gratificante. Partecipate perché partecipare è il Fine. Mezzo e Fine coincidono nell'agire umano. Agire è qualsiasi azione che fa dire agli altri "chi" siamo. Forse quest'ultima parte è un po' complicata, ma cercate di non perdervi. OS da l'occasione a noi tutti di apparire al di fuori del nostro privato, ed è un occasione rara al giorno d'oggi.
Penso sia questo il vero motivo che ci spinse a fondare quest'associazione: creare un luogo dove apparire agli altri per essere noi stessi. Un luogo dove delegare, alle persone che ci vedono agire, la costruzione di parte della nostra identità. Perciò credetemi: restare all'oscuro dalla luce dello spazio pubblico non fa di voi degli esseri unici, non fa di voi degli esseri. Non fa di voi nulla! Non è l'opinione rassicurante della vostra ristretta schiera di amici a costruire la vostra vera identità. Troppo facile. Nascere politicamente (nascere come unico tra unici) è azione precaria, coraggiosa, e imprevedibile.
Quante righe per dire cose che dentro di voi già sapevate vero? D'altronde ho avuto la pretesa di applicare letture interessanti al nostro contesto e si sa: la filosofia rimane quella cosa per cui con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale, e in coerenza con questo abusato slogan non verranno create aspettative da parte del sottoscritto in relazione ai possibili effetti di questo post sui lettori.
Piuttosto pensateci un po' su, vi confesserò che se non sentite la mancanza di qualcosa che riguarda la vostra identità queste righe non vi diranno niente.
Per imparare bisogna prima di tutto riconoscere di non sapere, e poi sentire il bisogno di colmare quella lacuna. La volontà ad essere qualcuno deve essere spinta dal bisogno di essere qualcuno. Accontentarsi di essere uno tra i tanti, una copia, un multiplo, non vi spingerà di certo a rinascere come individui unici nello spazio politico che creammo con il nome di associazione culturale.


Piccola bibliografia non scientificamente riportata

Platone, Simposio
Platone, Timeo
Platone, Alcibiade I
Platone, Apologia di Socrate
Platone, Repubblica
Arendt Hanna, The human condition (Vita activa)
Zambrano Maria, L'uomo e il Divino

Se vi manca la classica lettura da bagno vi consiglio di sceglierne uno tra questi, ovviamente controllate sempre che la carta non sia finita.

lobo, giovedì 10 luglio 2008 | commenti (1) | scrivi un commento »